domenica 6 aprile 2008

spudoratamente


Spudoratamente.

Ebbene, sì lo so, manco e non sono assidua, non dovrei avere facoltà di parola e neanche, quando mai, di polemica.


Però scusa siamo in piena campagna elettorale e certe cose ti tornano in mente perchè...la campagna elettorale si fa in occasione delle elezioni, o altrimenti dette ludi cartacei.....

elezioni....

votazioni.....


ci sono dubbi che mai hai razionalizzato, quindi mai hai chiarito...forse mai hai osato domandare...

Poi un giorno...per l'ennesima volta....riapri per caso il vademecum del bravo elettore edito a cura del ministero degli interni, quasi a volerci trovare una qualche novità sostanziale e scopri che:


per l’elezione della Camera (scheda rosa) sia per l’elezione del Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita copiativa..... (omissis)...Nella regione Valle d’Aosta (per la Camera e per il Senato) e nella regione Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita.........

(omissis)

per le elezioni provinciali( scheda verde)
L’elettore, con la matita copiativa, potrà esprimere il proprio voto.....



Elezioni Comunali (scheda azzurra)
Nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti di regioni a statuto ordinario L’elettore, con la matita copiativa, potrà esprimere il proprio voto: - tracciando un solo segno......


Nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti di regioni a statuto ordinarioL’elettore, con la matita copiativa, potrà esprimere il proprio voto: - tracciando un solo segno di voto.....


Adesso, non so tu, ma io mi chiedo:



PERCHE' SI DEVE USARE LA MATITA COPIATIVA?



Non so a te ma a me la cosa comincia a puzzare.....

A parte i costi di tutte queste matite che poi si sanno dove vanno a finire?

Sì che si sa dove vanno a finire...






venerdì 28 marzo 2008

piove sulle palme


Allora….vediamo….facciamo il punto della situazione, vediamo se ho capito bene.
Siccome il problema è il clima, il pericolo la desertificazione, l’ipotesi che si diventi anche noi terzo mondo alla ricerca di una goccia d’acqua in un deserto per noi nuovo e ostile, le amministrazioni locali hanno deciso di correre ai ripari piantando ovunque palme, palmenti e palmizi di ogni genere.
Intanto piove, piove alla perdiosanto.
In attesa che le palme crescano.....

lunedì 10 marzo 2008

la solita monnezza

Pensavo…..
Più che pensare, ricordavo…
La strada ha tagliato un mandorleto in fiore, sbocciato e ordinato verso il massimo della produzione. E ho ricordato.
Poi ho iniziato a pensare.
Noi figli di pseudo proprietari terrieri, nel senso che avevano la terra ma non la possedevano semplicemente perché erano altri a lavorarla. Gli altri erano contadini restati in paese mentre loro a fare i professionisti in città. Noi figli, dicevo, figli di famiglia con proprietà e sempre qualcosa da perdere, abbiamo un rapporto distorto con la realtà, maturiamo tardi l’attualità che ci resta sempre un po’ estranea, e restiamo sempre, in fondo al cuore, un po’ figli di proprietari terrieri, teneramente legati ad un’immagine lesiva di quando papà ci prendeva per mano e ci portava a vedere “la chiusa”, possibilmente senza sporcarci le mani, possibilmente senza infangarci le scarpe, a goderne l’ombra, i frutti, i colori e non ultimo in importanza, il senso della proprietà, che ci sarebbe da farci un lungo discorso.

Il senso della proprietà, inutile dirlo racchiudeva il senso del rispetto
Ci resta nel cuore questa cosa, anche quando siamo diventati di sinistra perché a intuito, era il modo migliore per rompere le palle a quei genitori, ma senza grandi convinzioni, con tutte le perplessità che si generavano dall’avere il motorino, il montone per l’inverno e gli zoccoletti del dottor Scholz per l’estate e per giusto ci sarebbe dovuto toccare l’eskimo al posto del K-way.
Poi qualcuno mi regalò un piccolo pastore belga e decisamente il mio posto era a destra, per decenza, per coerenza, senza rimpianti né morsi di coscienza.
E c’erano altri motivi per contestare la patria potestà, più sottili, più etici che politici.

Oggi non mi sento di destra e non mi sento di sinistra, e non perché, in scia al buon Fossati mi sento libera ma solo perché, a destra o a sinistra, mi rendo conto che c’è molta negligenza( a essere buoni) e incapacità e come la giri e come la volti ti ritrovi sempre e solo seppellito nella mondezza. Questo ha sostituito la finta, forse, buona educazione e il sussiego di un tempo, solo questo.

Per il resto è passato natale, carnevale e il festival di san remo, mi sono persa tante occasioni per dire la mia anche se l’ho pensata e probabilmente appuntata su qualche fogliettino volante, che rigorosamente è andato perduto. Però una cosa me la ricordo, sul festival di san remo. Quando è finito ho tirato un sospiro di sollievo, festival particolarmente difficile quest’anno, iniziato con il tragico ritrovamento dei fratellini di Gravina: alla fine ho pensato: però questo Pippo, nonostante tutto, è un gran professionista. Meglio di tanti nostri politici.


Un grazie a tutti quelli che continuano a pensarmi.

lunedì 31 dicembre 2007

sarò inquietante


Rimettere a posto.
Riprendere il filo del discorso.
Come togliere un po’ la polvere.
Come quando si toglie la polvere e si ritrovano cose dimenticate.
Riscoprire.
Riprendere a respirare.
A che serve se sai che sarà ancora per poco?
Tra un poco ripiomberà il caos.
Bisognerà andare a cercare le cose che, nel caos, si sono perdute.
Accantonate.
Dimenticate.
Disabituate all’essere usate.
Gli eventi sono catastrofici e la catastrofe senza speranza.
La catastrofe è un precipizio antelitteram sul cui orlo ci arrampichiamo per scommessa.
Riappropriarsi delle parole.
Riprendere a scrivere.
A cercare.
A scavare.
Ma per adesso crogioliamoci nel Natale.

Il Natale è una festa vera.
Ne abbiamo perso il senso, dopo averlo voluto fondare, ma è una festa vera.
Il Natale ci ricorda il valore essenziale, sublime di una delle due cose più importanti che capitano al mondo, il nascere, la seconda è il morire. Eventi assoluti, irrimediabile, irreparabili, che non dipendono da noi e a cui noi diamo un valore etico inestimabile, perché unici e irripetibili nel singolo.
O almeno così vorremmo che fosse.
In natura in realtà la vita conta per sé stessa, in quanto valore assoluto, la vita del singolo al contrario, è un fenomeno alquanto precario e transitorio.
Fragile.
Fugace.
Labile.
Facilmente falciabile dallo sguardo di dio o dalla mano di atropo o dall’incoscienza di uno studente che ha bevuto troppo.
Dall’ira.
Dalla superficialità.

Lo so che pensi che è un po’ tardi per parlare del natale, siamo già a capodanno.
Il fatto è che tutti i giorni nasce un povero cristo e ogni giorno va bene per natale.
Il fatto è che mi hanno ucciso un gatto sotto gli occhi.
Un disastro di essere umano gli è andato a sbattere controp la coda con la gomma dell’auto e lui, il gatto, è rimasto a centro strada con la schiena sbattuta a terra a dimenarsi furiosamente.
Avrei voluto scendere dall’auto e levarlo da lì in mezzo, avrei voluto bloccare le auto che arrivavano nei due sensi, e sottrarlo allo strazio, ma non ce l’ho fatta, ho avuto paura.
Paura di non fare in tempo e che la gomma dell’ennesima auto lo trapassasse esattamente a metà e del sangue che schizzando all’improvviso, mi avrebbe sporcato le mani, il viso e il cappotto, e soprattutto, la vista che impotente, cercava di arrivare dopo dell’auto che l’avrebbe definitivamente schiacciato sul selciato fracassandone le tenere ossa. Io quel rumore non volevo sentirlo, così sono scappata via, proteggendo lo sguardo e ottenebrando l’udito e imprecando.

Quando due ore più tardi sono ripassata di là ero pronta a vedere qualcosa di orribile, indistinto pelo accartocciato e confuso col colore dell’asfalto. Invece l’asfalto era pulito, liscio e libero. Si vede che qualcuno ha avuto più coraggio di me.

Ad ogni modo buon anno anche a te che insisti a volermi leggere, che ogni tanto mi pensi e che sicuramente hai bisogno che l’anno che viene sia sereno, felice, importante, sostanzioso, pieno di grandi promesse, abbastanza maturo da mantenere quegli impegni, che ti porti qualche segno prezioso e intelligibile del suo indubbio valore, un po’ di fortuna e un po’ di meraviglia.
Per il mondo mi auguro un po’ di lungimiranza, un po’ d’intelligenza e la capacità di fronteggiare almeno al minimo le mille difficoltà in cui si dibattono i popoli. Non sono così ingenua da credere che ci sia abbastanza ricchezza per tutti o che la pace prenderà il sopravvento. Però che ci siano dei governi capaci di rendersi sensibili ai problemi della terra e che s’impegnino a tutti i costi per risolverli, questo sì.
Mi auguro, nel profondo del cuore, che la moneta, qualche volta, non sia la suprema musa e che le grandi decisioni che ci riguardano vengano ispirate da un senso civico di profondo, profondissimo amore per l’umanità e per il nido che impropriamente e irresponsabilmente abita.

martedì 25 settembre 2007

goccedisally: poutpourrì 'o mastella


Riprenderò i miei ritmi, non temere. Ci riuscirò, prima o poi a ritornare assidua...
ma intanto,e per adesso
la frase che mi intriga di più è:
è stata una fatalità
la fatalità è sempre questione di un attimo.
la fatalità è una distrazione.
una distrazione, può costare la vita.
un attimo di distrazione... e nasce una vita.
solo una distrazione, e qualcosa per cui si è lavorato anni va in fumo.
la fatalità non si fa calcolare.
quell’attimo di distrazione le fu fatale...ecco...
questa è una frase che può mandare chiunque in bestia, anche un giocatore d'azzardo.

Ormai tutti i fisici e gli studiosi sono d’accordo che è meglio tirare che spingere, e come dicono dalle mie parti:
poti cchiù nu pilu di fimmina a'la 'nchianata
chi nu tiru di tori a'la calata


Ero così stanca che ho sognato...
Sulle mani odore di sapone di autogrill.
La cintura di sicurezza s’era incastrata nella saracinesca del garage. Naturalmente me ne accorgevo solo dopo 7 o 800 metri, avevo già svoltato a due incroci e passato un semaforo. Mi è toccato tornare indietro a retromarcia per sbrogliare la situazione e rimettere tutto al suo posto, cinture, saracinesca, incroci.
Mi sono immedesimata molto negli ingegneri che hanno stabilito a un certo punto che il motore era meglio tenerlo davanti e mettere dietro valige, pacchi e bambini.
Ma le distrazioni non finiscono qui.
Il balcone della cucina era più lungo del solito ed aveva qualcosa in comune con la mia dirimpettaia, un’imposta di troppo, che permetteva alla dirimpettaia di prima di invadermi con i suoi vasi, i suoi fiori, i suoi panni stesi. Nel sogno, si sa le soluzioni di continuità sono insignificanti e i salti temporali sono spaziali. Oppure è la memoria al mattino ad essere lacunosa. Fatto sta che la bambina della vicina entra nel cortile tutta addobbata da prima comunione, ci deve essere una festa in casa ed io entro per la finestra e attraverso corridoi multipli di una casa riccamente e orribilmente arredata. Maldestramente un vaso piomba sul muso del cane della vicina, che stramazza. Il cane, non la vicina.

Mastella ci è rimasto male e vorrebbe richiamare le leggi antiraziali perché qualcuno ha osato scrivere sul proprio blog Mastella ti odio. Mastella io non ti odio, ma francamente se ti avessi a tiro non potrei fare altro che sputarti in faccia, per quello che hai osato dire alla moglie di davide cervia quando facevi appena il sottosegretario, ripetendolo impunemente ai microfoni delle tv. Mastella, sei un inetto, non ti odio ma spesso mi chiedo guardandoti: se io non mi sento rappresentata da te, perché devi essere anche il mio ministro di grazia e giustizia?

venerdì 24 agosto 2007

goccedimafalda:fannì... oh candida


Fannì, deficiente....

non ti hanno spiegato che gli eroi sono tutti giovani e belli

e soprattutto....

sono quelli morti?

mercoledì 15 agosto 2007

per un fatto di piedi


Per un fatto di piedi mia madre mi costringeva ad interminabili passeggiate a piedi nudi sull’acciottolato della spiaggia.
Non è che fossi sola, o l’unica a soffrire.
Lei e la sua amica Iole avevano convinto tutte le mamme del quartiere del paese di pescatori dove andavamo a passare l’estate, che camminare a piedi nudi sui sassi rinforzava lo spirito, le ossa, la pianta dei piedi e preparava alla vita.
Lei e la sua amica Iole alle 3 del pomeriggio si appisolavano al fresco delle persiane abbassate nei loro letti, mentre io e una quindicina di altri scalmanati dall’età compresa tra i cinque e gli undici anni percorrevamo due chilometri di spiaggia sotto la guida dell’inflessibile guida-bambinaia di 15 anni. Ogni giorno, per tutti i giorni dell’estate, che per anni durò tre lunghi mesi.
Per un fatto di piedi, oltre a camminare sotto il sole e sopra i sassi ci era permesso arrampicarci sugli scogli.
Era il premio alla passeggiata fino alla fornace.
Gli scogli non erano quei cubi di cemento che adesso usa mettere a frangiflutti, ma veri e propri pezzi di roccia scivolosa o aspra e ruvida, che era molto meglio saltarci sopra che passeggiarci. E dovevamo imparare a districarci tra punte e spigoli, curve e cunicoli in un gioco in cui erano molto bravi i figli dei pescatori, ma solo all’inizio, perché poi, con l’abitudine, anche noi ragazzini di città, per un fatto di piedi, ci siamo fatti l’equilibrio adatto, e il coraggio per saltare da un picco all’altro nonostante il rumore del rifrangersi nelle orecchie e la paura di cadere.


Poi, con il tempo, ho notato che in un punto della mia vita, venivo assalita da una sorta di vertigine e un delicato plantare mi impediva di andare a piedi nudi e soltanto pensare di saltare da uno spuntone all’altro. Equilibri difficili da conservare, con sé stessi, col proprio corpo. Ero fragile. Lo dico adesso, che ho ripreso a camminare sugli scogli, un po’ sorpresa, un po’ imbranata forse, ma senza vertigine.
(nella foto una scultura di paolo borghi)